Archivio per ottobre, 2006

Oggi ho ricevuto una email che mi piacerebbe condividere con voi. Ecco il testo:

Puoi vedere anche tu che stai invecchiando: capelli bianchi, rughe sulla fronte, occhiali per la lettura… Alcune tristissime statistiche tedesche riportano che in media gli uomini che hanno superato i 60 anni fanno sesso solo una volta al mese. Con le nostre pasticche Soft Viagra potrai fare sesso 30 volte al mese, 28 solo a Febbraio.

Che dire? Io le acquisterei solo per la simpatia.

E, di sicuro, non andrei in giro con un tedesco…

Catapultate caccole mi inchiodano a questi cipressi… Soffro nel leggere l’Iliade tradotta in giapponese antico… eppure nei tuoi occhi vedo, a tratti, dei leoni appisolati sulla carcassa di un criceto. Ti ricordi di quando succhiavamo i tubetti di Attak? Oh, le ricordanze d’infanzia ci avviluppano come domopack fluorescenti di muchi alieni…! Ogni tanto bramo di perire ma una ragione mi tiene in vita: è l’impepata di cozze afgane che mia mamma cucina per me ogni sabato sera. Vaste praterie ricoperte di vermi libidinosi; vacche acciaccate penzolano nelle vetrine della mia anima. E pensare che da piccola, per essere felice, mi bastava un tubetto di Smarties. Mangiavo solo quelli rossi e lasciavo gli altri sulle tombe dei cimiteri ebraici.

Le mie piante carnivore leggono la Settimana Enigmistica sgranocchiando un quarto di maiale e 600g di bresaola. Quando hanno del tempo libero mi innaffiano. Oggi sono morta. Mi vedi? È l’ansia della putrefazione che scodinzola di fronte a me, chiedendo il mio femore per cena. Il mio cervello fuggì in America 37 anni fa, prima che io nascessi. Non ho mai visto nemmeno una sua foto. Sono lapidata ogni giorno da sguardi maniacali di vecchi impiegati del Bancoposta: le loro bave mi frustano senza pietà, incidendo solchi sulla mia pelle. Salvami da questi frigoriferi che tentano, invano, di fagocitarmi! Ti regalerò il mio abbonamento al Teatro Bracco! Ti mostrerò i porri mefistofelici di mia madre! Vorrei tanto baciarti con la lingua (solo dopo averla accuratamente intrisa nell’ olio di ricino).

Ti vorrei, vorrei s-e-s-s-o con te. Uno scopo per scoparti. Uno scoppio per scappare. Uno specchio da spaccare. Ti amerò come si può amare solo la Nutella. Completamente. Irrevocabilmente. Ulteriormente. Praticamente… Ora torno sul mio quasar a leccare i miei bisonti. Addio. Ma giuro che quest’anno non andrò a portare i doni a Gesù Bambino, perché… Forse è inutile parlare con te: non capirai mai la solitudine delle pannocchie d’inverno.

Un prodotto realizzato con l’ausilio del software isabella_santacroce_ emulator.exe, creato da Corday.

Pepe the geek

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Questa dovevo assolutamente postarla. Nella foto potete vedere il mio cane, Pepe, seduto di fronte al mio portatile. Pepe sa molto bene che è assolutamente vietato avvicinarsi al mio portatile e ricorda ancora quel che gli accadde quando saltò intenzionalmente sulla tastiera danneggiando per sempre il tasto del dollaro [$]. Insomma: ieri mi sono allontanata dal portatile per una ventina di minuti e, quando mi ha vista tornare, è rimasto letteralmente paralizzato, timoroso delle conseguenze. Mia sorella lo ha immortalato nel supremo istante del terrore. Potete leggere tutto nei suoi occhi.

La bellezza, oggi

“Beauty is truth, truth beauty, – that is all
Ye know on earth, and all ye need to know”.
(John Keats, Ode on a Grecian Urn)

Già dal nome si capisce che si tratta dell’ennesima trovata di qualche giapponese. Si tratta di un pupazzetto, tipo matryoshka, che praticamente non fa un cazzo, a parte riconoscere la voce del suo proprietario e muovere la testa quando quest’ultimo parla. C’è anche un tipo che ha aperto un sito web che ti consente di parlare con il suo unazukin. Ecco come lo si descrive sul sito ufficiale (posterò la descrizione originale in inglese – o quasi – e la mia liberissima traduzione in italiano)

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Unazukin is a small fairy. Usually she is under the big Mushroom in a woods.

Unazukin è una contadina disadattata di origini ucraine che si fa a funghetti.

Continua a leggere…

Un diario di nome Matteo e la penna Simona ricordano insieme il loro proprietario, Giovanni Paolo II, la sera del 2 aprile 2005. A loro si uniscono i colombi Fiona e Piccolo: insieme parlano del Papa polacco come grande difensore della pace, della sorte dei diseredati, della vita, della libertà. E’ così che comincia il cartone animato sulla vita di Karol Wojtyla, “Giovanni Paolo II, l’amico di tutta l’umanità”, pubblicato in un DVD multilingue di 60 minuti (30 di disegno animato e 30 di documentario) dalla ‘Cavin Cooper Productions’ di Barcellona. (La Repubblica, 18 Ottobre 2006)

In fondo ce lo aspettavamo tutti: prima i film in TV, poi i fumetti… Tristi preludi ad una sorte che nemmeno il burbero Padre Pio riuscì ad evitare, a suo tempo. A questo punto – mi chiedo – perché non dedicare un cartone anche alla divina Giuseppina Ratzinger, magari con sigla originale cantata da AntiCristina D’Avena?

Arduamente trovate da Corday:

  1. Skype
  2. Biscotti al burro
  3. Gli autori di strisce comiche

Disclaimer: se non sei d’accordo con questa classifica, sei gentilmente invitato/a ad andare in quel paese (la Danimarca, appunto).

Tutto sembra essere pronto. O quasi.

Stamattina mi sono imbellettata per andare dal mio professor e l’ho trovato lì seduto, mesto, a fare esami ad un gruppo di rincoglioniti. L’ atmosfera presente nel suo ufficio è facilmente immaginabile se si presta attenzione al seguente amebeo:

Professor: «Cosa aveva fatto Gesù? Perché era morto?»

Studentessa: «Beh, era stato punito»

Professor: «Sì, ma secondo la Chiesa qual era lo scopo della sua discesa al mondo?»

Studentessa: «Morire in croce»

Nonostante tutto non me la sento di criticare la ragazza. Ma se ha detto quelle cose intenzionalmente è un genio, secondo me. Beh, se è per questo anche il mio professor è un genio (anche se sa a stento inviare le email).

Insomma, io e lui non siamo riusciti a parlare in ufficio, così ho dovuto accompagnarlo mentre si avviava a prendere l’aliscafo per Procida. Lui mi ha detto tutte le cosucce relative alla tesi mentre camminava con passo spedito ed un leggero affanno.

Prima che stramazzasse al suolo ci siamo salutati ed io mi sono avviata verso casa tutta allegra e fringuellante.

I touch myself

Le fanciulle del coro della Scala di Milano (così dicono le fonti) cantano una versione originalissima di “I touch myself” dei Divinyls. E lo fanno molto bene.

[odeo=http://odeo.com/audio/397590/view]

Insomma, alla fine lo abbiamo acquistato. Ci è venuto a costare meno di quanto abbiamo speso per il pulmino Bologna-Casalecchio + taxi (con un autista pazzo che inveiva contro le carte di credito). Per montarlo abbiamo perso 3 chili pro capite ed abbiamo trasformato il monolocale in una sezione della catena di montaggio della Fiat. In tutto si trattava di quattro stecche di legno truciolato, qualche pannellino di plastica e vari tipi di bulloncini e chiodini. Una pizza ha poi placato gli animi e dato pace allo stomaco affranto per colpa degli acidi in sovrapproduzione.