Stanchi cataplasmi infiocchettati

Catapultate caccole mi inchiodano a questi cipressi… Soffro nel leggere l’Iliade tradotta in giapponese antico… eppure nei tuoi occhi vedo, a tratti, dei leoni appisolati sulla carcassa di un criceto. Ti ricordi di quando succhiavamo i tubetti di Attak? Oh, le ricordanze d’infanzia ci avviluppano come domopack fluorescenti di muchi alieni…! Ogni tanto bramo di perire ma una ragione mi tiene in vita: è l’impepata di cozze afgane che mia mamma cucina per me ogni sabato sera. Vaste praterie ricoperte di vermi libidinosi; vacche acciaccate penzolano nelle vetrine della mia anima. E pensare che da piccola, per essere felice, mi bastava un tubetto di Smarties. Mangiavo solo quelli rossi e lasciavo gli altri sulle tombe dei cimiteri ebraici.

Le mie piante carnivore leggono la Settimana Enigmistica sgranocchiando un quarto di maiale e 600g di bresaola. Quando hanno del tempo libero mi innaffiano. Oggi sono morta. Mi vedi? È l’ansia della putrefazione che scodinzola di fronte a me, chiedendo il mio femore per cena. Il mio cervello fuggì in America 37 anni fa, prima che io nascessi. Non ho mai visto nemmeno una sua foto. Sono lapidata ogni giorno da sguardi maniacali di vecchi impiegati del Bancoposta: le loro bave mi frustano senza pietà, incidendo solchi sulla mia pelle. Salvami da questi frigoriferi che tentano, invano, di fagocitarmi! Ti regalerò il mio abbonamento al Teatro Bracco! Ti mostrerò i porri mefistofelici di mia madre! Vorrei tanto baciarti con la lingua (solo dopo averla accuratamente intrisa nell’ olio di ricino).

Ti vorrei, vorrei s-e-s-s-o con te. Uno scopo per scoparti. Uno scoppio per scappare. Uno specchio da spaccare. Ti amerò come si può amare solo la Nutella. Completamente. Irrevocabilmente. Ulteriormente. Praticamente… Ora torno sul mio quasar a leccare i miei bisonti. Addio. Ma giuro che quest’anno non andrò a portare i doni a Gesù Bambino, perché… Forse è inutile parlare con te: non capirai mai la solitudine delle pannocchie d’inverno.

Un prodotto realizzato con l’ausilio del software isabella_santacroce_ emulator.exe, creato da Corday.




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